La storia di Alatri


Centro storico di Alatri

 

Le origini e l’età romana

 
Le origini protostoriche di Alatri sono legate alla popolazione degli Ernici, un ceppo italico le cui origini risultano molto dibattute. Agli Ernici si attribuisce, intorno al VII secolo a.C., la costruzione dell’Acropoli e delle possenti mura megalitiche che cingono tuttora l’abitato.
 
Alatri e le altre città erniche (Anagni, Ferentino e Veroli) hanno i primi contatti con Roma verso la fine del VI secolo, quando gli Ernici, i Romani e i Latini stringono una alleanza: la lega romano-latina. Questo patto vedrà alternarsi momenti di pace e di ostilità, in quanto Roma stava imponendo sempre più il suo potere.
 
Con l’ingresso nel 484 a.C. nel Foedus Cassianum, la città di Alatri ribadisce la sua alleanza con la città di Roma. La sua fedeltà all’Urbe, contro la quale non si ribellerà nel 306 a.C., durante la rivolta degli Ernici, la porterà a ottenere nel 90 a.C. la piena cittadinanza e a diventare municipio romano.
 
Nel periodo imperiale, la diffusione del Cristianesimo e l’istituzione della diocesi cambieranno il volto e l’assetto di questa città.
 
 

L’epoca medievale

 

Sede vescovile fin dall’età costantiniana, agli inizi del VI secolo Alatri è centro di una delle più antiche comunità cenobitiche d’Occidente, ancor prima della fondazione del monachesimo benedettino, (529 d.C.) San Benedetto visita questa comunità nel 528, durante il cammino da Subiaco a Montecassino.
 
Nel periodo delle invasioni barbariche e della guerra greco-gotica, Alatri rafforza le proprie strutture difensive per far fronte alle continue minacce da parte dei Longobardi prima e dei Saraceni poi.
 
Nel XII secolo, Alatri diventa un libero comune e comincia a difendere la propria autonomia. Nel 1186 i suoi cittadini respingono le truppe di Enrico VI, mandate da Federico Barbarossa per espugnare le terre della Chiesa. Il cardinale Gottifredo di Raynaldo porta avanti una azione diplomatica in nome della Santa Sede e contribuisce a porre fine ai sovrani di Svevia.
 
In questo periodo di rinascita culturale, accompagnato da un grande benessere economico, Alatri è caratterizzata da un importante sviluppo edilizio e monumentale, che le conferisce una sua propria fisionomia.
 
Nel XIV secolo, nel corso dell’esilio avignonese del Papato, la città di Alatri subisce la potenza angioina e il potere dei conti di Ceccano; ciò si traduce in una forte riduzione dell’autonomia comunale.
 
Al termine delle brevi signorie durazzesca (1408-1414) e viscontea (1434), la Chiesa consolida il proprio potere nelle province di Marittima (parte del Lazio meridionale che si estendeva dalla regione pontina al versante marittimo dei Lepini) e Campagna (così era chiamata la zona della Valle del Sacco).
 
 

Il periodo moderno e contemporaneo

 

Tra il 1583 e il 1586, il vescovo Ignazio Danti intraprende una importante opera di riorganizzazione della vita sociale e religiosa di Alatri; ciò costituisce il punto di partenza per le future iniziative attuate dall’amministrazione civile: l’istituzione del Seminario diocesano (1689) e l’apertura del Collegio delle Scuole Pie (1729), da parte dei Padri Scolopi.
 
Verso la fine del XVIII secolo, viene proclamata la Repubblica Romana. Questa comprendeva parte dei territori dello Stato Pontificio e, se inizialmente incontra il favore della città, in seguito la città stessa vi si oppone e riesce a ristabilire il governo papale.
 
L’occupazione dello Stato Pontificio da parte di Napoleone instaura di nuovo un regime anticlericale, che si protrae fino al 1815, quando si ha la restaurazione pontificia. In questo contesto, la politica di Gregorio XVI prima, e di Pio IX poi, favorisce lo sviluppo della città, in termini di opere pubbliche, assistenza e istruzione. Inoltre, verrà realizzato un nuovo acquedotto e sarà varato un piano regolatore consono ai nuovi bisogni della vita cittadina.
 
Questa condizione di benessere e crescita continua fino agli inizi del XX secolo, con la nascita di circoli e istituzioni culturali. A questo si aggiunge l’apertura del Museo Civico, nel 1932.
 
Durante il regime fascista, invece, si assiste a una forte repressione della libertà politica. In seguito, l’occupazione tedesca, fino al giugno del 1944, porterà con sé un drastico bilancio: un gran numero di vittime e la rovina di importanti complessi monumentali, oltre alla distruzione di molte abitazioni.
 
Infine, nel dopoguerra si avvia un processo di ricostruzione politica e sociale, che potenzierà i servizi e le strutture della città; in parallelo, si genera un progressivo aumento demografico e uno sviluppo edilizio.
 
 
Fonte:
Ritarossi M., “Aletrium“, Tofani Editore, 1999

 

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